La scelta di un viscosimetro, di qualunque tipo esso sia, dipende essenzialmente da due fattori: che cosa si deve analizzare e come lo si deve analizzare.

Che cosa si deve analizzare è certamente il fattore più importante, infatti è necessario dotarsi sempre di uno strumento che abbia la sensibilità adatta a discriminare i diversi prodotti da analizzare: se misuro prodotti molto liquidi con una coppa ISO 6 o con un viscosimetro rotazionale di tipo R, molto probabilmente i campioni daranno tutti risultati molto simili; se al contrario misuro campioni alto-viscosi con viscosimetri di tipo L, facilmente andrò fuori scala, mentre con una coppa ISO 3 uscirò dai 100 secondi che sono il limite massimo consigliato nella ISO 2431.

Come lo devo analizzare: questo è un altro punto fondamentale; una delle situazioni più frequenti è il controllo delle materie in ingresso: in questo caso, la scelta più comoda è dotarsi dello stesso viscosimetro utilizzato da fornitori, in modo da avere risultati che siano facilmente confrontabili; ovviamente, non accade quasi mai che tutti i fornitori utilizzino lo stesso metodo, quindi bisognerà scegliere lo strumento  che copre la maggior parte dei prodotti. Va da sé che se devo fare confronti con i fornitori esterni sarà necessario standardizzare il metodo di analisi il più possibile, il che normalmente si traduce nell’attenersi a standard internazionali, quali ad esempio la ISO 2555 per quanto riguarda i viscosimetri rotazionali.

La seconda questione riguardo al come lo devo analizzare si riferisce proprio al tipo di misura che si deve eseguire: qui le diverse possibilità si riferiscono più che altro ai viscosimetri rotazionali, che possono essere programmati per eseguire misure molto semplici o più complesse, in diversi step. Se la misura è nell’ambito dello sviluppo prodotto, può essere realizzata con un metodo interno; le modifiche rispetto agli standard internazionali sono solitamente relative alla quantità di prodotto analizzato, infatti capita spesso che i campioni R&D siano disponibili in quantità inferiori rispetto ai 500-600 ml che sono indicati nella ISO 2555. Lo stesso discorso si applica a prodotti dell’ambito farmaceutico particolarmente costosi, oppure a alcuni prodotti alimentari: secondo alcuni protocolli l’aliquota sottoposta a analisi di viscosità deve essere eliminata causa possibili contaminazioni, pertanto è logico che si cerchi di utilizzare la quantità di campione più bassa possibile per limitare le perdite.

Per limitare la quantità di campione analizzato possono essere utili gli accessori Fungilab APM e/o LCP, che richiedono circa 20 ml di campione.

In alternativa comunque, si può creare un metodo interno utilizzando contenitori atti a alloggiare quantità di campione limitate, e che rispettino le regole fondamentali per la corretta esecuzione della misura con un viscosimetro rotazionale: la girante deve cioè essere libera di ruotare senza toccare né il fondo né le pareti del portacampione; la raccomandazione è di utilizzare sempre contenitori cilindrici, come i beakers, per non falsare i risultati.

Le variazioni rispetto agli standard internazionali devono essere sempre valutate con attenzione, e verificate per quanto riguarda la ripetibilità.